Rendicontazione di sostenibilità: la svolta del 2026 tra semplificazione e rigore strategico
- Studio Battaglia
- 23 mar
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Direttiva (UE) 24 febbraio 2026, n. 2026/470
Il panorama della rendicontazione non finanziaria in Europa ha recentemente subito un cambiamento significativo. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea della Direttiva (UE) 2026/470, avvenuta il 26 febbraio scorso, il cosiddetto pacchetto “Omnibus I” è diventato realtà, segnando un punto di svolta fondamentale per migliaia di imprese e per i professionisti che le supportano. In un contesto in cui la sostenibilità non è più solo un'opzione etica ma una variabile competitiva, il legislatore europeo ha risposto alle critiche sulla “burocrazia green” con un intervento di razionalizzazione che ridefinisce l'ambito e le modalità degli obblighi informativi.
Il nuovo perimetro e le soglie dimensionali L’aggiornamento normativo più rilevante riguarda l’aumento delle soglie dimensionali, una mossa volta a ridurre il carico amministrativo sulle imprese di dimensioni minori. Sebbene la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) fosse stata concepita per estendere l’obbligo a circa 50.000 aziende europee, le recenti modifiche hanno ridotto l’ambito d’azione immediato. Attualmente, l’obbligo si concentra sulle grandi imprese che superano i 1.000 dipendenti e i 450 milioni di euro di fatturato netto, innalzando i parametri rispetto a quelli iniziali. Tuttavia, per i professionisti dell’area contabile, è importante non interpretare questo restringimento come un “via libera” generale. Il mercato, rappresentato da istituti di credito e grandi capofila di filiera, continua a richiedere dati ESG (Environmental, Social, Governance) strutturati anche alle PMI non soggette all’obbligo diretto. In questo senso, la Direttiva 2026/470 non elimina l’urgenza della transizione, ma sposta l’attenzione verso una rendicontazione più proporzionata e meno frammentata.

Semplificazione degli Standard ESRS e enfasi sui dati quantitativi Un elemento chiave della riforma riguarda gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). L'EFRAG, l'organismo tecnico responsabile della stesura degli standard, ha lavorato intensamente per ridurre i "datapoint" (punti informativi) inizialmente previsti. La revisione, che dovrebbe essere formalizzata in un nuovo atto delegato entro giugno 2026, mira a ridurre di oltre il 60% le informazioni richieste, privilegiando i dati quantitativi rispetto a quelli puramente descrittivi. Questo cambiamento risponde a una necessità specifica: rendere i report di sostenibilità confrontabili e verificabili, eliminando il superfluo per concentrarsi su ciò che è realmente "materiale". Il principio della doppia materialità resta centrale. Le aziende devono valutare non solo come le questioni di sostenibilità influenzano i loro risultati finanziari (materialità finanziaria), ma anche quali sono i loro impatti effettivi e potenziali su persone e ambiente (materialità d'impatto). La novità del 2026 consiste in una guida operativa più chiara su come condurre questa analisi, evitando che diventi un esercizio teorico privo di riscontri pratici.
La catena del valore e il “value-chain cap” Una delle principali difficoltà per le aziende è sempre stata la raccolta di dati lungo la catena del valore. Ottenere informazioni precise da fornitori situati in diverse aree geografiche e di diverse dimensioni rappresentava una sfida significativa. Il legislatore è intervenuto introducendo il cosiddetto “value-chain cap”, cioè un limite alle richieste che le grandi imprese possono avanzare ai loro fornitori PMI. L’uso di stime e dati di settore, precedentemente visto con sospetto, è ora incoraggiato nei casi in cui la raccolta di dati diretti risulti eccessivamente onerosa. Questo approccio basato sul rischio consente alle aziende di concentrare gli sforzi di analisi sui segmenti della filiera realmente critici, migliorando l’efficacia della rendicontazione senza paralizzare l’operatività quotidiana dei piccoli partner commerciali.
Verso l’assicurazione della qualità Infine, il tema dell’assurance non può essere trascurato. Entro il 1° luglio 2027, la Commissione adotterà gli standard per la “limited assurance” (garanzia limitata), il che significa che i bilanci di sostenibilità dovranno essere sottoposti a una revisione professionale sempre più rigorosa. Il professionista contabile assume quindi un ruolo di garante della veridicità del dato, un compito che richiede nuove competenze tecniche ma che eleva il report di sostenibilità alla stessa dignità del bilancio d’esercizio. In conclusione, il 2026 non sarà l’anno del ridimensionamento degli obiettivi climatici e sociali, ma quello della loro integrazione realistica nel tessuto economico.



